p 56 .

Paragrafo 3 . Nulla esiste.

Introduzione.

L'interesse dei sofisti per le attivit pratiche e per la politica
non li porta comunque a ignorare la grande riflessione sull'Essere
operata dai filosofi della prima met del quinto secolo. Anzi,
presuppone la critica e la negazione di quanto affermato dai
"padri" della filosofia greca, in particolare dalla scuola
eleatica: una critica che giunge, come si  visto, alla
contrapposizione di un essere relativo a un Essere assoluto.

p 57 .

In questa opera di critica si distingue un sofista di origine
siciliana, discepolo di Empedocle: Gorgia.

Gorgia.

Abilissimo nelle tecniche del discorso, compresa quella
dell'improvvisazione, Gorgia, nato a Lentini in Sicilia intorno al
485 avanti Cristo, senza fissa dimora, passa da una citt all'altra
della Grecia a insegnare l'arte retorica; come Protagora d lezioni
a pagamento. Tra le sue opere pi famose ce n' una intitolata Del
Non essere o Della natura.

La critica all'Essere.

Gorgia riprende la concezione eleatica dell'Essere e della natura e
la sottopone a una critica radicale. Il contenuto e le
argomentazioni di questa critica sono riportate in una ampia
testimonianza di Sesto Empirico(17).
Gorgia sostiene che: a) nulla esiste; b) se qualcosa esistesse non
sarebbe comprensibile per l'uomo; c) se qualcosa esistesse e fosse
comprensibile, non sarebbe comunicabile e spiegabile agli altri.
Attraverso una complessa argomentazione viene messa in discussione
e quindi negata la coincidenza, sostenuta dalla scuola eleatica,
fra realt, pensiero e linguaggio.(18)

L'Essere non  esprimibile con la parola, ma la parola  tutto.

N l'Essere n il Non essere esistono e le cose eventualmente
esistenti non sono conoscibili e comunicabili con la parola. Eppure
Gorgia  un grande maestro di retorica, l'arte di usare le parole
per convincere. La lunga dimostrazione della non esistenza di
alcuna cosa porta alla conclusione che, se l'esistenza degli
oggetti che ci circondano non pu essere espressa dalle parole, le
parole possono per dare un senso a quanto ci circonda. Ma, si badi
bene, non un senso oggettivo, legato cio all'essere delle cose, ma
un senso per coloro cui ci rivolgiamo, gli altri uomini: le nostre
parole non sono dirette alle cose ma ai nostri simili. Come per
Protagora,  l'uomo a essere misura delle cose.
Messo da parte l'Essere (e il Non-essere), viene meno anche la
logica degli eleati, il principio di non contraddizione, ogni
criterio di giudizio della verit: ogni opinione pu essere vera
per uno o pi individui, in un determinato luogo e in un
determinato momento della storia dell'umanit. Inoltre, le
opinioni, unica forma di conoscenza possibile, non sono la
conseguenza di una riflessione

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razionale, non sono epistme (in questo i sofisti sono d'accordo
con gli eleati), ma nascono, in un contesto dato, da una
molteplicit di fattori, non ultimi quelli affettivi.
L'uomo cui si rivolge Gorgia non  solo un individuo dotato di
intelletto, ma un essere mosso dagli affetti e dalle passioni alla
ricerca della felicit. Il discorso di Gorgia, quindi, vuole agire
sugli affetti e sulle passioni, perch egli sa che - pur essendo
impossibile conoscere l'Essere, cio il vero, cio il bene assoluto
-  possibile agire, in un determinato momento, per il bene della
citt e la felicit dei cittadini.

Elena non fu colpevole.

Gli stati non possono reggersi su princpi e valori assoluti. Le
antiche virt dell'et arcaica non sono pi utili per governare le
citt del quinto secolo. Inoltre, per Gorgia, non ha senso parlare
di Virt. Nel Menone di Platone, Socrate chiede al protagonista del
dialogo, che "ha la stessa opinione di Gorgia", di esporre la sua
concezione della virt e Menone afferma: "Non ci vuole niente,
Socrate! Innanzitutto se vuoi la virt dell'uomo,  facile dire che
questa  la virt dell'uomo: essere capace di svolgere attivit
politica, e svolgendola fare il bene degli amici, danno ai nemici.
Se, invece, vuoi la virt della donna, non  difficile dimostrare
che il suo dovere consiste nell'amministrare bene la casa,
conservandone i beni e restando fedele al marito. E cos altra  la
virt del fanciullo, a seconda che sia femmina o maschio, altra
quella di un vecchio, a seconda che sia libero o schiavo. E altre
infinite virt ci sono, onde non v' imbarazzo a dire in che cosa
consiste la virt. Per ciascuna attivit ed et e per ciascun atto
vi  una propria virt, s come credo vi sia un vizio,
Socrate"(19).
Non una, ma tante, addirittura "infinite", sono le virt, una per
ciascun atto. Ci che  bene o male dipende da ci che  utile in
un determinato momento e in una determinata azione.
La tradizione culturale greca poneva alle origini della propria
storia grandi virt e grandi colpe: il valore di eroi mitici come
Teseo(20) e le colpe atroci di personaggi quali Edipo(21) ed
Elena(22).
Gorgia sceglie proprio uno dei grandi colpevoli del mito greco per
dimostrare come il concetto di colpa (e quello di virt) siano del
tutto relativi. Un suo breve scritto intitolato Encomio di Elena ci
 pervenuto integralmente. In esso Gorgia si propone di smascherare
i bugiardi detrattori di Elena e tessere l'elogio della donna.

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Elena, creatura di origine divina (figlia di Leda e Zeus), ebbe
bellezza di dea e ovviamente fu circondata da stuoli di ammiratori
e pretendenti. Gorgia tralascia di parlare del matrimonio con
Menelao, perch  noto che avvenne per amore e per libera scelta di
Elena; esamina invece "le cause per le quali era naturale avvenisse
la partenza di Elena verso Troia".
All'origine del gesto di Elena possono essere stati: la cieca
volont del Caso; una meditata decisione degli di; un decreto di
Necessit; il rapimento con la forza; una serie di argomentazioni
verbali che, abilmente condotte, ne avrebbero fiaccato la volont;
l'innamoramento.
Analizzando una per una le varie possibilit, Gorgia dimostra che
in nessun caso Elena pu essere colpevole e conclude: "Ho distrutto
con la parola l'infamia di una donna, ho tenuto fede al principio
propostomi all'inizio del discorso, ho tentato di annientare
l'ingiustizia di un'onta e l'infondatezza di un'opinione; ho voluto
scrivere questo discorso, che fosse a Elena di encomio, a me gioco
dialettico"(23).
Questo di Gorgia  un "gioco", quasi uno scherzo, ma - come ha
scritto Francesco Adorno - "uno scherzo assai serio"(24) che mostra
come l'uomo possa essere modificato attraverso i discorsi. Il
discorso  visto "come capacit di modificare il modo dei rapporti
umani, e poich l'uomo  sentimento e opinione, e sentimento e
opinione sono parole,  la parola che trasforma e costruisce il
mondo umano, istituisce di volta in volta quelle che possono essere
le virt, indipendentemente da cosa sia la Virt con il V
grande"(25).

